Harmonies and Words

in the Pool of Time

  • Tutti soffrono all’idea di scomparire non visti e non uditi in un universo indifferente, e per questo vogliono, finché sono in tempo, trasformare se stessi nel proprio universo di parole. Milan Kundera

    Siamo ciò che siamo perché è quello che meritiamo di essere.
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“L’aquilone” di Giovanni Pascoli: le due facce del ricordo

Posted by mnemosineeorfeo su luglio 2, 2009

L'aquiloneL’aquilone di Giovanni Pascoli racconta un episodio controverso dell’infanzia del poeta, in cui la gioia e la felicità di un ricordo del passato si uniscono all’amarezza per la morte di un compagno del collegio.
In ventuno terzine in versi endecasillabi, Pascoli ribadisce un concetto che è diventato il cardine degli studi sulla memoria: il ricordo è un elemento bifronte, che può riaccendere sentimenti di pura e incontaminata nostalgia, ma anche intensi momenti di dolore. Come il X Agosto, in cui Pascoli rievoca la morte del padre da cui era rimasto profondamente scosso, anche L’aquilone è una “poesia della memoria”, in cui si parla di una morte prematura, tanto violenta quanto inaspettata.

Tutto il componimento è costruito su un lungo flashback, in cui Pascoli rievoca, in un’inattesa giornata di sole dell’inverno siciliano, le gioiose giornate di vento primaverili della sua infanzia al collegio degli Scolopi ad Urbino. È il ricordo di un altro tempo e luogo, generato attraverso quel processo di associazioni di pensieri e sensazioni che avrebbe costituito il cardine della narrativa di scrittori come Proust, Joyce, Woolf.

Ma con le immagini festose di quel tempo riemerge anche un doloroso ricordo di morte. Ormai adulto, il poeta, che ha conosciuto il dolore e le avversità della vita, tinge di dolcezza e felicità la figura di quel bambino, perché nella sua breve vita ha potuto conoscere, seppur pochi, intensi momenti di felicità.

Commuove Pascoli, con questi versi, mentre affronta il tema della riscoperta di un passato che giace inerme nella nostra coscienza finché un episodio del presente non contribuisce a risvegliarlo. È un passato che addolora e che fortifica l’uomo e che lo conduce, ancora una volta, alla riflessione sull’incapacità umana di controllare completamente il flusso della vita.

Pubblicato su www.ilpendolo.info il 02/07/2009

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6 Risposte to ““L’aquilone” di Giovanni Pascoli: le due facce del ricordo”

  1. ale* said

    adoro questa poesia *__* scende sempre una lacrima a leggerla..

  2. Lele said

    stupenda poesia mi incanto solo a leggere i primi righi *-*

  3. Lele said

    bellissima…W PASCOLI

  4. franco santamaria said

    Pare che Pascoli voglia dire anche che un bambino che muore, a dufferenza di un adulto, muore almeno con la sua mano nella mano della madre che è vicino a lui.
    Ho esperienza del fatto che la modernità ha capovolto tutto: ora si muore isolati, in una sala di rianimazione tenuti a lungo in vita da strumenti nuovi.
    Certo… si deve fare così… perchè si muore un po’ più tardi ma soli.

  5. ofy.. said

    non sò proprio come fare il commento di questa poesia…ècosi affascinante piena di pensieri…:)

  6. anonimo said

    questa poesia e molto bella e mi commuovo ad ascoltarla!!!!!
    molto bella

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