Io Eleonora Tripodi non la conoscevo.
E non conoscevo neanche il marito. E neanche la mamma o il padre o la nonna. Se non me lo avesse detto il TG, io il marito, la mamma, il padre o la nonna non li avrei neanche mai visti.
Percorro la strada ripida in salita che porta alla chiesa di S. Domenica e sento dietro di me i passi di una, due, tre persone. Sembrano seguirmi.
Fanno strada altre due, tre persone che si sentono seguiti da me, mentre altre sono sull’uscio o sulla veranda delle loro ville, in silenzio, seri, quasi incuranti del mondo fuori dal loro cancello.
Il sole è ancora alto, teso.
La strada ora è pavimentata e comincia a popolarsi di altre persone. Vedo solo piedi, a tratti gambe e busti. Non guardo in faccia nessuno. Ecco, ci sono quasi. Mi fermo dietro una folla composta subito dopo la fine della salita. Un applauso segue alle parole del parroco: che questo sacrificio non sia inutile. Attendo in silenzio, mentre intorno qualcuno saluta qualcun altro e chiede come sia potuto accadere. Leggi il seguito di questo post »