Harmonies and Words

in the Pool of Time

  • Tutti soffrono all’idea di scomparire non visti e non uditi in un universo indifferente, e per questo vogliono, finché sono in tempo, trasformare se stessi nel proprio universo di parole. Milan Kundera

    Siamo ciò che siamo perché è quello che meritiamo di essere.
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In ricordo di Valentina Giovagnini

Posted by mnemosineeorfeo su febbraio 2, 2009

valentina-giovagniniOra che manca meno di un mese all’inizio della più discussa manifestazione canora nazionale, è doveroso ricordare una giovane artista italiana che proprio il Festival di Sanremo aveva lanciato nel 2002. L’artista in questione è Valentina Giovagnini, scomparsa in un tragico incidente stradale lo scorso 3 gennaio. Il nostro vuole essere un omaggio a una delle più belle voci giovanili degli ultimi anni, un talento che, nel panorama musicale italiano, non ha avuto lo spazio che meritava.

Valentina Giovagnini si classifica seconda nella “Sezione giovani” del Festival di Sanremo edizione 2002, dietro alla più fortunata e indubbiamente meno originale Anna Tatangelo, che allora esordiva con il brano “Doppiamente fragili”. Con la canzone “Il passo silenzioso della neve” Valentina Giovagnini è la vera rivelazione dell’anno. Vince il premio per il miglior arrangiamento e la giuria di qualità allora composta da Claudio Cecchetto, Enrico Vanzina, Victoria Cabello, Chiara Tortorella, Daniele Bossari esprime ampio consenso per l’originalità del pezzo: le melodie e le sonorità che sprigionano i violini e le cornamuse e che rimandano al magico mondo celtico, si mescolano a una sensazionale presenza scenica e a una voce che, anche dal vivo, non cede mai a cali di tono e di intensità.

Dopo Sanremo, Valentina Giovagnini pubblica il suo primo album, “Creatura Nuda”, prodotto del suo intenso percorso artistico, nato dall’idea di rispolverare un passato di suoni e colori che le permettono di ricercare le proprie origini e comprendere la natura della sua identità. Il titolo, metaforico, indica proprio la volontà di spogliarsi dalle convenzioni dell’attualità, da falsità e ideologie che spesso nascondono un ricchissimo mondo di tradizioni che invece è importante recuperare. Non è un caso che gli artisti di riferimento della giovanissima artista siano stati, tra gli altri, Enya, Bjork e Branduardi i quali, come lei stessa afferma in un’intervista, “hanno cercato di riportare nella musica le sonorità della propria terra”.

Un ritorno alle origini, quindi. Ciò che l’artista sembra prediligere nel suo unico album sono gli strumenti della tradizione celtica, il whistle (flautino di latta), il uillan pipe (la cornamusa) e quelli medievali come la spinella, il ciaramello, il liuto, la viella e la ghironda, che richiamano atmosfere lontane tanto quanto familiari. Si legge sul suo sito ufficiale: “Ho sempre sentito in me l’esigenza di conservare i valori della tradizione, contro l’indifferenza più o meno consapevole delle nuove generazioni, convinta come sono dell’atemporalità di quella dimensione”. Un viaggio nel tempo possibile solo attraverso la musica. Dallo stesso album è tratto il suo secondo singolo, “Senza origine” cui segue il brano “Non piango più”, lanciato nel 2003. Valentina Giovagnini stava lavorando a un nuovo progetto discografico, ma la morte prematura all’inizio di quest’anno l’ha costretta a lasciare il lavoro incompleto.

La sua musica è fruibile dal suo spazio su Myspace e ancora in tutti i negozi di dischi che hanno deciso di renderle omaggio riportando in primo piano il suo disco e i suoi singoli.

PER SAPERNE DI PIU’:

Pubblicato il 2 febbraio 2009 su www.ghigliottina.it

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