Harmonies and Words

in the Pool of Time

  • Tutti soffrono all’idea di scomparire non visti e non uditi in un universo indifferente, e per questo vogliono, finché sono in tempo, trasformare se stessi nel proprio universo di parole. Milan Kundera

    Siamo ciò che siamo perché è quello che meritiamo di essere.
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The umbrella men. Storia di un ombrello che ritorna. E di due uomini.

Posted by mnemosineeorfeo su maggio 10, 2009

the_umbrella_menEro davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano quando cominciò a piovere. In Irlanda la pioggia era una consuetudine. A Milano, a fine marzo, non so.

Il cappuccio della mia giacca targata H&M e che, come tante altre cose del mio armadio e del mio cassetto del bagno, viene dall’Irlanda, non era sufficiente. Pioveva troppo.

Avevo appena sospirato, rassegnata, perché volevo un’agenda, e l’unica che c’era non mi piaceva molto. Marrone marocchino, bleah. Il marrone non mi piace tanto.

Sui gradini della libreria mi bracca uno di quei negrini che davanti alle Feltrinelli vogliono venderti Terre di mezzo. All’inizio ho fatto finta di non vederlo, troppe volte dico “grazie, ma non mi interessa” e troppe volte queste persone, che reputo in genere simpatiche, diventano insistenti.

Questa volta, però, avevo deciso di ignorarlo.
Questo negrino dai denti bianchissimi continuava ad avvicinarsi. Non aveva in mano dei giornali o dei libri.
Aveva in mano degli ombrelli.
Lo guardo perplessa e gli dico: “quanto vuoi?”
E lui: “Gingue euro”.
Ed io: “Seeee cinque euro sono troppi per un ombrello”.
E lui: “Guando vuoi?”
Ed io: “A Roma gli ombrelli li pago 3 euro”.
E lui: “va bene guaddro”.
Lo guardo meglio. Accenna a un sorriso. Quasi impietosita, dico: “Vaaa beeeeeene, 4 euro…”.
Cerco nella mia borsa poco pratica il mio portafoglio nero con lo shamrock, eredità irlandese, che in alcuni punti ha ancora un po’ di sabbia rossa del deserto della Namibia. Non ho 4 euro, ma 5.
Li porgo al ragazzo negrino. Mi dice: “un euro per caffè, amiga”.
Lo guardo ancora, esito, poi gli dico: “Va bene, prenditi un caffè e ti auguro tanta fortuna”.

Vado via con un ombrellino rosa che ho pagato 5 euro. Lo apro ma è semirotto. Non mi va di tornare dal “cugino” e lo tengo così com’è. Mi lamento con Antonio perché non è possibile che appena comprato un ombrello possa essere già rotto. E l’ho pure pagato 5 euro.

Quell’ombrello è ancora rotto.

Circa 5 giorni fa il Corriere diceva che sarebbe piovuto nel pomeriggio.
Io esco per andare a scuola, ma mi dimentico l’ombrello rosa.

Aspetto che spiova ma non spiove. Finisco le mie cose e poi mi avventuro. Ho di nuovo il giubbotto H&M e il cappuccio e anche questa volta non basta.

Aspetto l’81 sotto l’albero striminzito che c’è alla fermata di via dell’Amba Aradam. Ma è troppo striminzito, e gocce di pioggia cominciano a cadere decisi sulla mia testa e sulle mie spalle. Accanto a quell’albero c’è un signore, che non noto subito. Lui ha l’ombrello. Penso: “Però potrebbe sharare il suo ombrello con me, allora cos’è l’altruismo?”. E i miei pensieri vagano in posti impensabili, su persone utili e inutili della mia vita, sui rami dell’albero. Sul mio altruismo, in alcuni casi, sulla mia pazienza.
Sono assorta nei miei pensieri quando mi accorgo che una persona sta parlando con me. Alzo gli occhi che ho semicoperti dal cappuccio del mio giubbotto e noto che l’uomo con l’ombrello mi sorride.

Lui: “Prendi questo ombrello”.
Io: “Come?”
Lui: “Prendi questo ombrello. Prendilo, piove tanto”.
Io: “Ah grazie, no no. Ho il cappuccio”.
Lui: “Ma non basta. Prendi questo. Io ne ho un altro”.

Lo prendo. È un ombrello nero. Penso che me lo stesse prestando, e aspetto pazientemente un bus che tarda ad arrivare. Ma è normale, quando piove succede sempre così. L’autobus non arriva mai.
Continuo a pensare a tante cose contemporaneamente. A cosa avrei fatto ma non ho potuto fare. Ai vincoli, alla libertà. Al sapore della pioggia. Delle lacrime. Al valore di un sorriso.
L’81 arriva, finalmente. E dopo essere salita voglio ridare l’ombrello nero al signore che me lo aveva prestato.

Lui: “No grazie, tienilo pure. Io ne ho altri. Tienilo, continuerà a piovere”.
Io: “Ma no, lo riprenda pure…non si preoccupi”.
Lui: “Tienilo. Ciao!”

Aveva ragione. Il suo ombrello mi ha salvata dalla pioggia che era diventata sempre più intensa.
I miei pensieri, sul 105, tornano a quel signore e a quel sorriso. E tornano al caffè che il “cugino” a Milano si sarà bevuto con quell’euro. Gliene avrei offerto un altro, quel giorno, se avessi potuto.

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