Harmonies and Words

in the Pool of Time

  • Tutti soffrono all’idea di scomparire non visti e non uditi in un universo indifferente, e per questo vogliono, finché sono in tempo, trasformare se stessi nel proprio universo di parole. Milan Kundera

    Siamo ciò che siamo perché è quello che meritiamo di essere.
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Niccolò Fabi è “solo un uomo”

Posted by mnemosineeorfeo su giugno 22, 2009

Niccolò Fabi Solo un UomoDopo due anni di lontananza dagli scaffali dei music store, il panorama musicale italiano torna a godere della semplicità misurata della musica di Niccolò Fabi, che il 29 maggio ha ufficialmente presentato il suo nuovo disco, “Solo un uomo”, targato Universal. Dieci tracce inedite, dai tratti delicati, che restituiscono un’immagine matura ma con diversi tratti di novità, anche se è ancora riconducibile allo stile classico del cantante.

Il pubblico aveva cominciato a conoscere Niccolò Fabi e la sua musica quando era ancora in preda alle riflessioni sui suoi capelli. Con la canzone “Capelli”, infatti, contenuta nell’album “Il Giardiniere”, il cantautore romano vince la sezioni Giovani del Festival di Sanremo del 1997, aggiudicandosi anche il Premio della Critica. L’etichetta che lo sponsorizzava allora era la Virgin, che ormai Niccolò Fabi si è lasciato alle spalle. È proprio la sensazione di “libertà” che scaturisce dalla conclusione del contratto discografico con la Virgin, cui è seguito “il recupero”, secondo quanto ha affermato lo stesso Fabi “di una verginità come musicista”, e poi il compimento del quarantesimo anno di età e la nascita della figlia, che hanno contribuito al rinnovamento della sua vita e della sua musica.

“Solo un uomo”, bocciata da Bonolis a Sanremo perché “poco festivaliera”, è in radio dallo scorso aprile ed è il primo singolo dell’album che da essa prende il nome. È una canzone che chiarisce il senso della riflessione che ha portato Niccolò Fabi a realizzare il disco. L’essere umano è alla base dei suoi pensieri e delle sue canzoni, con i suoi istinti e le sue azioni, positive e negative. Ed è inevitabile che si racconti, in una canzone, la commozione che si prova di fronte a un uomo nobile, ma anche meschino. Perché il mondo è fatto così, di grandi uomini, di bontà, ma anche di uomini cattivi. È l’antichissima legge dei contrari complementari.

La seconda traccia, “Attesa e inaspettata”, racconta della gioia di una seconda vita nella forma di una ballata senza particolari slanci musicali o vocali, così come “La promessa”, che pone al centro la vita di coppia, un amore vissuto in pieno, come condivisione di spazi e di idee. C’è poi la dolcissima storia di un’indecisione, presentata con un’orchestrazione essenziale – una chitarra, qualche nota al piano e agli archi – fino alla fine, quando poi scoppia l’orchestra, tutta, che drammaticamente sottolinea l’incapacità di stare “Fuori o dentro”. Con “Aliante” Niccolò Fabi ci conduce in alto, verso sogni, speranze e il desiderio di libertà, come in “Successo” che parla anche del passato e di ciò che è stato come qualcosa da cui imparare a costruire una vita migliore.

“Parti di me” unisce due piani temporali diversi: è una canzone semplice, di due strofe composte in periodi diversi della vita del cantautore, unite da un ritornello che rende le sensazioni atemporali, universali. La partenza e la transitorietà della vita, come dell’amore, il tempo che toglie e regala, che a volte unisce, più spesso divide. Poi, però, con “La mia fortuna” Niccolò Fabi ha uno slancio di superbia quasi, di distacco e di disillusione: parla solo con chi lo guarda negli occhi, con chi è (quasi) certo che non possa tradirlo, mentre avverte che forse è meglio che ognuno faccia per sé. È, questa, una canzone chiave dell’album, che richiama impercettibilmente il primo brano, “Solo un uomo”. L’essere umano è di nuovo al centro della riflessione, con le sue difficoltà nel costruire rapporti interpersonali sinceri e duraturi, e la possibilità di sbagliare e di essere feriti.

Gli ultimi due brani hanno un sapore fortemente sociale che si esprime attraverso una melodia semplice e una musica che, più che costituire la canzone stessa, funge piuttosto da accompagnamento allo strumento principale, che è la voce del cantante. In “Questo pianeta” sembra si voglia accomunare tutti gli esseri umani a un’unica grande famiglia, quella del dolore e dell’irrequietudine: “poi ti guardo e riconosco in te la mia stessa ferita/Siamo tutti un’espressione in più di questo pianeta”. “Parole che fanno bene”, infine, che chiude il disco, è un’intima confessione, una denuncia a bassa voce della situazione sociale che ci rende insoddisfatti e inquieti. È una denuncia dell’incapacità di ribellarsi a certe costrizioni, ma è anche un inno di speranza, perché attraverso le parole giuste possa risvegliarsi la coscienza di un popolo che sembra invece rassegnato ad accettare una falsa libertà.

Niccolò Fabi sceglie di non registrare il disco in uno studio ma di “crearlo” unendo e sovrapponendo le sue esecuzioni estemporanee, realizzate in momenti diversi, in stati d’animo diversi. Una novità incredibilmente di successo, che ha portato a realizzare un album riflessivo, a tratti anche ironico ma davvero poco brioso.

Visto l’avvicinarsi della stagione estiva, il tour vero e proprio è rimandato al prossimo ottobre. Nel frattempo, Niccolò Fabi e i suoi collaboratori hanno organizzato una serie di incontri per la presentazione del disco. Il prossimo appuntamento è per il 22 giugno a Palermo, dove l’album “Solo un uomo” sarà presentato in versione acustica, voce e chitarra.

PER SAPERNE DI PIU’:

Pubblicato su www.ghigliottina.it il 22/06/2009

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