Harmonies and Words

in the Pool of Time

  • Tutti soffrono all’idea di scomparire non visti e non uditi in un universo indifferente, e per questo vogliono, finché sono in tempo, trasformare se stessi nel proprio universo di parole. Milan Kundera

    Siamo ciò che siamo perché è quello che meritiamo di essere.
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Il ricordo dell’infanzia di Ugo Foscolo

Posted by mnemosineeorfeo su febbraio 20, 2010

Composto tra il 1802 e il 1803, A Zacinto celebra l’isola greca di Zante dove Ugo Foscolo ebbe i natali e trascorse i primi anni della sua infanzia. Come tutti i sonetti foscoliani, densi di sentimenti contrastanti che oscillano tra la nostalgia di beni perduti e la disperazione per la loro perdita, anche questo canto alla terra “materna” si risolve in un nostalgico e malinconico sfogo di moti interiori.
Il poeta, esule e solo, ricorda e rimpiange da uomo infelice i luoghi della sua fanciullezza. Così, Zacinto risorge, nell’ampio universo del ricordo, in tutto il suo fascino, come simbolo di quel mitico mondo pagano che il poeta ha sempre vagheggiato come modello perfetto di bellezza. I temi del ricordo, della bellezza e dell’esilio tessono infatti la loro trama attraverso una serie di riferimenti al mito greco, alla bellezza del “primo sorriso” di Venere, al “diverso esiglio” dell’Ulisse omerico.

L’accenno ad Omero che cantò, oltre alle fronde di Zacinto, le “acque fatali” del lungo peregrinare di Ulisse, per analogia richiamano alla mente del poeta il proprio esilio, “diverso” perché, contrariamente a quanto successe a Foscolo, Ulisse ebbe la fortuna di tornare nella sua patria e baciare il suolo della propria terra. Petrosa” è, per Foscolo, l’Itaca dell’eroe greco: una scelta stilistica rilevante quella di porre tale aggettivo in una terzina già altamente musicale che crea un forte contrasto con la bellezza di Zacinto, e accentua la nostalgia del poeta per la propria patria, già enfatizzata attraverso il frequente utilizzo degli aggettivi possessivi “mia” e “tue”.

Foscolo non può non invidiare Ulisse, “bello di fama e di sventura”, e per questo motivo vede riflesso in lui il proprio destino: anch’egli è desideroso di fama come poeta e nobilitato agli occhi degli uomini per aver sopportato gli oltraggi della sventura. Lo amareggia però il pensiero che egli non avrà, come Ulisse, l’eterno riposo nella propria terra, ma una “illacrimata sepoltura” in terra straniera. E infatti, benché negli ultimi anni della sua vita, esule in Inghilterra, cercherà invano di tornare in patria, Ugo Foscolo morirà nel sobborgo londinese di Turnham Green e sarà sepolto in un modesto cimitero di campagna, a Chiswick(1).

Riferimenti bibliografici

  • Ugo Foscolo, Le poesie, Garzanti, Milano 2006

Note

1. Oggi le spoglie di Ugo Foscolo sono conservate nella Basilica di Santa Croce a Firenze.

Pubblicato su Il Pendolo il 16-02-2010

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